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Gli oracoli
Gli oracoli erano i responsi pronunciati dalle sibille quando venivano interrogate a
proposito di eventi importanti che riguardavano la vita di singoli, ma anche di popoli.
Infatti, le sibille erano profetesse che si ritenevano ispirate dalla divinità (in genere Dioniso o
Apollo). Tutto ciò che ne viene tramandato ha carattere leggendario. Secondo Varrone le sibille
erano in numero di dieci. Le più note erano la Sibilla eritrea, la frigia, la troiana,
la samia, la delfica (che avrebbe preceduto la pizia), la libica, la cumana,
la tiburtina, la caldea. Sotto il loro nome circolavano raccolte di oracoli. Virgilio
accenna all'antro della Sibilla cumana e al modo da essa usato per dare i propri responsi:
questi venivano scritti a parole isolate su foglie che il vento disperdeva, e che l'interessato doveva poi raccogliere
e cercare di interpretare, fatto cui allude anche Dante (Par., 33, 65-66).
Gli oracoli sibillini
In genere, si indica sotto questo nome, una raccolta di testi di origine varia, risalenti probabilmente in buona parte
al periodo che va dal II secolo a.C. al III secolo d.C., come si deduce dagli avvenimenti ai quali si allude, ma
rimaneggiati, a quanto si è potuto ricostruire, nel VI secolo.
Questi testi sono composti in greco, in una forma volutamente oscura, e provengono da ambienti giudaici o giudeo-cristiani.
Hanno in comune la violenza degli attacchi contro lo Stato romano in una caratteristica forma di maledizione profetica.
| L'oracolo della Sibilla |
Tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo consultato un indovino, un mago, un cartomante, un chiromante o chi altri in possesso di facoltà predittorie che solo a lui è dato avere, quale dono intrinseco dalla nascita o pervenuto per influsso di qualche divinità o spirito guida. |